Per un Sannio vivo e accessibile, persone e luoghi rappresentano il punto da cui partire per la valorizzazione delle tante risorse esistenti. Creare una condizione di sopravvivenza delle aree interne vuol dire rivendicare un senso di appartenenza, sollecitare un impegno per il recupero e la riattivazione degli spazi pubblici: piazze, parchi, giardini, biblioteche, edifici comunali. Un diritto, questo, che bisogna garantire per una vita comunitaria volta all’inclusione e che possa investire in nuove forme di presidio sociale.
Con questo voglio sottolineare l’importanza dei luoghi pubblici e il loro utilizzo attraverso il capitale sociale, che possiamo e dobbiamo alimentare solo tramite una profonda conoscenza del territorio, della sua storia e della sua cultura. Un intreccio di interessi che si manifesta nel vivere quotidiano. Non a caso, sempre più spesso, i cittadini richiedono interventi di manutenzione urbana, interventi artistici, iniziative per accrescere il ruolo attivo dei giovani.
Da dove partire quindi?
Dalla condivisione di conoscenze, dall’assegnazione di spazi e locali a favore delle associazioni e da opportunità di scambio per una progettualità comune.
#naturalmentesannita

L’assenza di asili nido è un vero disastro educativo se pensiamo che 63 comuni su 78 non hanno strutture per l’infanzia, né pubbliche né private.
Per questo ritengo sia fondamentale sostenere simili realtà per la realizzazione di queste strutture che rappresentano un’opportunità educativa fondamentale per i bambini nei primi anni di vita, per la loro socialità, e un servizio che agevola le famiglie nella gestione quotidiana divisa tra vita familiare e quella lavorativa. In questa ottica risultano urgenti anche interventi volti a sostenere le rette a carico delle stesse.

Sul territorio nazionale i posti disponibili negli asili nido ogni 100 bambini sotto i tre anni sono circa 24,7. Qui in Campania la percentuale di ospitalità è di 9 bambini su 100 (penultima in Italia).
Un dato importante, che sottolinea una ennesima problematica delle nostre aree interne, sempre più spesso incapaci di garantire i servizi essenziali. Non si può pensare nessun ripopolamento di queste aree se non si parte dal garantire ai più piccoli e alle famiglie servizi adeguati.

In nome di una terra accogliente come quella Sannita, vogliamo impegnarci per fare di questi luoghi zone in cui è possibile progettare un nuovo futuro, partendo e puntando sulle nuove generazioni.
#naturalmentesannita

Il 14 settembre è previsto il ritorno a scuola.
Ritengo sia impensabile qualsiasi slittamento nella riapertura delle scuole. Chi lo chiede bene avrebbe fatto in questo periodo ad attrezzarsi. Le nostre realtà, la provincia di Benevento, non ha ragioni per ritardare l’apertura. Inoltre non possiamo trascurare ancora il relativo disagio a carico delle famiglie.
Abbiamo plessi scolastici importanti e strutture dismesse che possono garantire la sicurezza dei nostri ragazzi e dei più piccoli e il normale svolgimento dell’attività educativa.
Proprio la nostra condizione di “pochi e piccoli”, in questa fase, ci garantisce la possibilità di essere all’avanguardia nel rientro e nell’attività didattica.
Invito, inoltre, i nostri sindaci, laddove possibile e considerato che nelle nostre realtà i seggi sono spesso ubicati presso strutture uniche, di consentire la consultazione elettorale in altre strutture diverse dagli istituti scolastici, garantendo la continuità didattica.

La nostra regione, che assiste impotente a un continuo e incessante spopolamento, ha bisogno di investimenti concreti per promuovere l’intero territorio e non di retorica per sedurre chi, con non poche difficoltà, spesso si affida a promesse che durano il tempo di una tornata elettorale.
Il nostro Sannio in particolare sta soffrendo una situazione di disamore. Nell’ultimo anno sono andate via 7.000 persone e il numero dei morti è il doppio di quello dei nati.
Io, da abitante della provincia, potrei parlare per ore di quanto è bello vivere in queste realtà, di quanta bellezza possiamo offrire e che troppo spesso siamo i primi a deturpare e mettere da parte. Ma il “ritorno ai borghi”, senza aggiungere che cosa bisogna ritornare a fare, ha francamente stancato. Tant’è che le persone se ne scappano ancora prima di decidere cosa fare da grandi, già dall’università.
I nostri prodotti tipici, i nostri paesaggi, sono un vanto incomparabile ma restano inaccessibili senza una strategia di intervento che garantisca adeguati servizi alla persona e la possibilità di ambire a redditi più elevati. Le nostre “Aree Interne” hanno bisogno di una politica forte, visionaria, innovativa. è giunto il momento di fare meno cerimonie e più atti concreti che rendano questi luoghi realmente vivibili, accoglienti, capaci di offrire opportunità e prospettive, connessi e articolati. Dobbiamo sostenere i nostri agricoltori, cogliere la sfida della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare, crescere in innovazione e tecnologie, diventare sempre più smart. Insomma, dobbiamo smetterla di celebrare il “coraggio di tornare” e cominciare a rivendicare il “diritto a restare”.